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TSRM CONTRO I MULINI A VENTO

Condividiamo volentieri con la comunità professionale dei TSRM, questa mail appello-denuncia che bene evidenzia come manchi ancora fra noi quel senso di responsabilità e solidarietà a favore dei nostri giovani colleghi. Dobbiamo ancora crescere e ci aspettiamo dalla futura classe dirigente dei TSRM, sia locale sia nazionale, UN CAMBIO DI PASSO EVIDENTE E CONCRETO!

Caro collega,

ti scrivo queste due righe per raccontarti due cose.

Sono un precario come tanti miei colleghi. Al giorno d’oggi sembra quasi una moda esserlo ma non seguo la moda…

Sto arrivando alla scadenza contrattuale. Tra pochi giorni, se non si decidono a deliberare il mio rinnovo dovrò fare i bagagli e rientrare a casa da mamma e papà. Ora, ovviamente, non vorrei giungere a questo.

A molti sicuramente piace molto di più vivere nella casa natale. Ma non a me per quanto comunque voglia bene ai miei genitori. Combatto ogni giorno per riuscire ad avere la mia indipendenza e per tenermi il lavoro. Mi mordo la lingua ogni santo giorno e ad ogni ora perché ci sono mille problemi; smonto sempre dopo tutti i miei colleghi; mi trattengo oltre il lavoro per dare una mano. A nessuno importa tutto questo ma lo faccio lo stesso e mi piace lavorare per bene.

Al di là di ciò c’è il fatto che chi si dovrebbe impegnare affinché possa continuare a dare il massimo non fa nulla. In Italia, o almeno in quella che vivo io, è sempre così. I ns dirigenti sono persone del tutto incompetenti e non hanno una benché minima idea di cosa sia il Management. È anche per questo che la Sanità ha tutti questi problemi. Chi dirige un reparto, chi una struttura, chi un’azienda non è un vero imprenditore. È un politico! Si dovrebbe parlare di politica nelle apposite sedi e non nei luoghi di lavoro!

Mi pongo sempre la stessa domanda: “sono precario e il mio mantenimento deriva da fondi erogati dalla regione di appartenenza. Ciò vuol dire che al momento attuale la Regione ha stanziato per me un determinato budget e copre le spese relative ai miei compensi professionali. La ASL per cui lavoro non spende nemmeno un €. E allora perché tutte queste difficoltà per un rinnovo”?

Si perché ti informo che devo combattere con i mulini a vento per cercare di poter continuare ad impegnarmi. Perché chi dovrebbe fare non fa e tra i miei colleghi c’è chi se ne frega e chi gli dispiace.

Dove sta lo spirito di collaborazione? Dove l’unione? Dove la voglia di crescere insieme e di migliorare?

Io so soltanto che i miei colleghi si vendono l’anima ogni mese per avere 500/600€ netti in più in busta paga. E se potessero venderebbero la propria madre.

Dove lavoro io ci sono colleghi anziani e non che portano avanti progetti e vivono in ospedale quasi tutti i giorni. 12 ore di lavoro e per cosa? Per farsi dare quei pochi spicci in più e farsi tenere per i coglioni da chi sta al potere (e scusa la mia terminologia!). Senza considerare però che tutto ciò ha ripercussioni per noi giovani professionisti. Si perché non hanno capito che non creando disservizi l’azienda non ha alcun interesse ad assumere nuovo personale! Le aziende non assumono anche grazie a loro ovvero assumono per raccomandazione, altro punto critico dell’Italia.

È questa l’Italia che viviamo? La giriamo in lungo e in largo per riuscire a superare qualche concorso, per riuscire ad entrare in qualche graduatoria. Ma alla fine si ritorna sempre allo stesso punto perché la verità è che non c’è posto per chi desidera fare e migliorare ma solo per chi è raccomandato. Sono amareggiato ma resta il fatto che tutto ciò alla gente non gliene frega nulla.

Lo dico io e lo dice la Costituzione della Repubblica Italiana all’art. 1. Ma vedo che i miei concittadini sanno solo subire e non lottano per vivere quanto meno dignitosamente.

Un caro saluto

PS: se desideri divulgare questi miei pensieri alla comunità che ti legge ogni giorno per favore non dichiarare il mio nome. Tra alcuni dei tuoi iscritti ci sono i miei colleghi .

4 Risposte a “TSRM CONTRO I MULINI A VENTO”

  1. Quoto: “12 ore di lavoro e per cosa? Per farsi dare quei pochi spicci in più e farsi tenere per i coglioni da chi sta al potere”

    Se c’è la possibilità di lavorare e guadagnare, non vedo quale sia il problema, per altro in modo assolutamente legale. Abbiamo famiglie da mantenere, tasse da pagare e magari qualche soldino da risparmiare per il futuro dei nostri figli.

    Non prendertela con il TSRM di turno, se tutti rinunciassero a quel guadagno in più, stai sicuro che quei fondi non sarebbero destinati all’assunzione di un altro TSRM ma destinati ad altro.

    Quoto: “non hanno capito che non creando disservizi l’azienda non ha alcun interesse ad assumere nuovo personale!”
    Ogni TSRM deve fare il proprio dovere, deve essere responsabile, e lavorare come da contratto. Creare come dici tu “disservizio” mi sembra più come un qualcosa inteso a “sabotare e arrecare danno” all’azienda, e qui si va incontro al licenziamento!!!

    Il problema è sostanzialmente uno, e l’unica causa: LA SBAGLIATA PROGRAMMAZIONE DEL FABBISOGNO FORMATIVO DELLE REGIONI!

    Chi ha sbagliato? Tutti
    Chi paga questa situazione? I neo TSRM

    Bloccare in Corsi di Laurea? Chiuderli tutti no, ma lasciare 10 iscritti all’anno per ogni regione. Perché 10? perché è il minimo fissato dal Miur per mantenere attivo un CdL.

    Staremo a vedere cosa faranno i ns dirigenti il prossimo gennaio (ndr 2015) in previsione anche delle elezioni per il rinnovo del Comitato Centrale (ndr marzo).

    Queste le mie considerazioni.
    Ciao

    Niko

  2. Stimato “giovane viaggiatore” permettimi che condivida con te le tue perplessità a modo di riflessioni.
    Riflessioni che rappresentano gli esiti di un’esperienza vissuta personalmente di aperto e duro contrasto nei confronti di tutti quelli che tu hai così, puntualmente, definito. A volte credi d’aver trovato il compagno ideale di viaggio con le stesse tue idee, le stesse passioni e la stessa voglia di crescere e di migliorare ma, ci devi rinunciare in nome dell’adattamento all’esigenze d’altrui. E’ questa dunque una continua esperienza vissuta e interpretata, che ho sempre pensato sarebbe stato utile raccontarla a chi come me aveva bisogno di una sorta di conforto, di spinta a fare il primo passo contro l’indifferenza. Se ti va puoi continuare a leggere.
    Concedimi anzitutto di pregarti di non trarre affrettate deduzioni nel sottovalutare la “rassegnazione”, e talvolta stanchezza, del collega, l’ incompetenza del superiore e via dicendo, che a prima vista, appaiono come un’aperta dichiarazione di resa, di sconfitta, di conformismo, di settarismo. Il “laisser faire” da te descritto, a mio avviso, è un problema di “consenso” conquistato in ampi strati lavorativi, intellettuali, morali e sociali che da come risultato la presunta inefficienza del sistema e l’indifferenza dei loro stessi membri e delle sue componenti culturali e politiche. Tuttavia la forte politicizzazione, per la maggior parte opera del proselitismo, costituisce un fatto e come tale va trattata analizzando il clima etico-politico e morale-ideologico passato e, soprattutto, presente. La storia è maestra della vita e ci ammonisce a non ricadere nei tragici errori del passato!
    Nonostante io abbia rinunciato a tanti “viaggi” rimango fiduciosa nel senso di responsabilità, preparazione culturale e d’autorevolezza necessarie per affrontare le sfide del futuro nello sviluppo del professionista TSRM. Se aggiungiamo il fascino per il nuovo e la voglia di nuove esperienze il gioco è fatto!
    TSRM, dott.ssa Maria J. Pastor Lopez

  3. Povera Italia!
    Si fa “carriera” nella Pubblica Amministrazione per appartenenza (politica o sindacale) e non per competenza.
    …e non riusciamo a cambiare rotta … ma per questo “andazzo” siamo tutti colpevoli: nel momento in cui non scendiamo in piazza, non denunciamo, non ci battiamo, votiamo i soliti delinquenti … ci rivolgiamo a quei delinquenti per avere la meglio su un collega più preparato anche fosse solo per avere un posto da coordinatore.
    Francesco Sciacca, PhD

    1. Francesco, ritengo che se troviamo altri strumenti meno “invasivi” tali come il dialogo, che può risultare un metodo efficace se chi lo propone quale strumento di formazione conosce a fondo le potenzialità ed i rischi, si potrebbero ottenere ottimi risultati “riscoprendo” l’importanza della competenza,
      M.J.P.L.

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