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Diagnostica con ultrasuoni: necessità di promozione di un’azione condivisa europea sul ruolo degli operatori sanitari non medici

Lettera al direttore della rivista “Il Radiologo” dal titolo “Diagnostica con ultrasuoni: necessità di promozione di un’azione condivisa europea sul ruolo degli operatori sanitari non medici” scritta da Beniamino Corcioni (Radiologia – Policlinico Sant’Orsola Malpighi – Bologna) e pubblicata nel n.3/2013/Luglio-Settembre

ECR 3013-SONOGRAPHER

 

3 Risposte a “Diagnostica con ultrasuoni: necessità di promozione di un’azione condivisa europea sul ruolo degli operatori sanitari non medici”

  1. Sono curioso di sapere se nei paesi come il Regno Unito accetteranno di rinunciare al Sonographer solo perchè alcuni medici radiolgi italiani lo richiedo!
    Quando penseranno di uscire dal medioevo? Non ci si rende conto dell’assoluto anacronismo?
    Per fortuna sono ormai numerosi i medici radiologi che si sono resi conto che insistere su queste posizioni si finisce tutti per perdere.

  2. Rinunciare a una risorsa indispensabile per il paese, rinunciare a professionisti esperti di una metodica così difficile, no grazie qui nel Regno Unito il medioevo è stato superato da anni e il Sonographer c’è, rimane e sarà per sempre il maestro degli ultrasuoni!

  3. Egregio collega Dr. Selliti, mi chiamo Cristian Fichera ed ho letto pocanzi la lettera del direttore della rivista “Il Radiologo” e per l’ennesima volta rimango sconcertato sulla supponente baronia dei medici, che per paura di perdere parte del potere, rimangono avversi ed ostili ad una crescita culturale e professionale del comparto non medico che intende intraprendere la carriera di Sonographer.
    Io mi sono diplomato come TSRM nel 97′ e dopo qualche anno di lavoro mi sono appassionato alla nostra professione. Mettendo impegno e sacrifici, nel 2007 ho ripreso in mano i libri ed ho conseguito la Laurea in TSRM, poi ho fatto un Master di Coordinamento e successivamente ho conseguito la Laurea Specialistica/Magistrale in “Scienze e Tecniche Diagnostiche”, ed infine ho dedicato, gli ultimi 2 anni, agli studi dell’esame ecocardiografico.
    Ho iniziato prima come autodidatta (in quanto la nostra categoria è già abilitata all’ utilizzo degli ultrasuoni “Vedi nostro profilo professionale”) e poi ho conseguito il Master in Ecocardiografia per diventare un Cardiac Sonographer.
    E’ inammissibile che dopo sette anni di duro lavoro ed impegno/studio universitario, si venga ancora considerati degli “zerbini schiacciabottoni/portacaffè” alle dipendenze dei Radiologi.
    Questa storia deve finire è giunto tempo di adeguarci, “tutti”, agli standard europei dove il ruolo del Sonographer è di estrema importanza per i tanti motivi di cui sono testimoni colleghi come il Dr De Luca Alessio e il Dr D’Abate Fabrizio. Testimoni di una realtà lontana anni luce da quella italiana. Eppure loro sono lì, a 1500Km che impongono le loro capacità/ skills ed intelligenza per affermarsi, neanche come Sonographer ma addirittura come Clinical Scentist: “Eseguono l’esame , lo refertano, e lo firmano senza la supervisione di nessuno”. Beh la mia domanda è questa:” che differenza c’è tra il nostro sistema sanitario e quello dei paesi anglosassoni?”. La risposta è semplice: ”i medici italiani” che con la loro mentalità massonica fungono da tappo al flusso dell’innovazione della ridistribuzione delle competenze e delle responsabilità.
    Io sono pronto, caro collega, a battermi insieme a te e tanti altri per riscattare quei diritti che, nonostante tanti anni di studio, non siamo riusciti ad ottenere, forse il primo passo è proprio quello di istituzionalizzare la figura del SONOGRAPHER.
    Augurandoti un buon lavoro ti saluto
    CF

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