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RIFLESSIONI DI UN TSRM CHE NON VUOLE PIÙ STARE ZITTO!

Egregio Sellitti, Egregi colleghi della Consulta TSRM,

in fine non mi sento più di star zitto e mi sono convinto a scriverti/vi questa mia lettera di riflessioni sullo stato della nostra amata professione, vincendo il mio nichilismo professionale, solo perché mi sembrate gli unici “riformatori” in circolazione che ancora riuscite a scuotere le menti e la passione per la nostra professione.

Mi sono deciso a scrivervi anche perché ero presente all’ultimo Congresso Nazionale della categoria, dove sono andato esclusivamente per salutare l’amico e maestro Massimo Tosini, e lì ho capito che la storia non ci ha insegnato niente. Continuando così, il futuro dei TSRM non è più una promessa come lo era per la mia generazione … ma una minaccia!

Mi permetto di darti/vi del “riformatore” perché mi sembra che tu e voi tutti crediate in un futuro della professione fondato sulla riforma del lavoro. La riforma del lavoro è la sola sintesi efficace tra le rivendicazioni politico-sindacali tipiche dei primi anni della nostra professione, e le speranze vane coltivate dall’attuale gruppo dirigente. Speranze vane di vedersi riconoscere autonomia e responsabilità … solo perché è sufficiente essere il TSRM “tecnologo”, unico pastore delle macchine radiogene, che pascola per “grazia ricevuta” dal radiologo.

Pardon … ultimamente mi dicono che non ci si fida più dei radiologi. Ora sono gli infermieri i professionisti con cui fare comunella per rivendicare un posto dignitoso nella giungla quale è diventato l’attuale mercato del lavoro in tempi di spending review.

O infermieri o radiologi cambia poco!

Con Bordigoni il futuro era nelle norme, con Beux il futuro sembrerebbe esserci riconosciuto per magia o per “grazia ricevuta” appunto, negando nei fatti quel poco di dignità e autonomia professionale che si è raggiunto con il profilo professionale.

Spero invece che per te e la Consulta TSRM il futuro della professione sia nel liberalizzare il mercato del lavoro in modo tale che finalmente ci liberi del concetto di ausiliarietà al medico.

Nella sanità moderna dove la multidisciplinarietà delle competenze professionali è elemento qualificante, non può né deve esistere superiorità funzionale. E questo ci deve essere riconosciuto, anche a rischio di “dissotterrare l’ascia di guerra” delle rivendicazioni, tanto brandita alle origini della nostra professione.

Se basta uno sciopero dei controllori di volo per bloccare il traffico aereo mondiale, perché non può bastare lo sciopero dei TSRM per bloccare la sanità italiana? E qui i ben pensanti bandiranno la scusa della legge che vieta gli scioperi nei servizi essenziali. Ma è bene sapere che per bloccare la sanità non occorre uno sciopero, basta l’applicazione letterale del dlgs 187/00. Eppure, neanche questo siamo riusciti a fare, nonostante il Caso Marlia!

Da qui il mio nichilismo professionale. Niente ci può salvare se non una rivendicazione del nostro ruolo moderno, a suon di “martellate” (che mai avverrà perché, come dice Minozio, siete solo 150 kamikaze).

Venuto meno il progresso tecnologico inteso come numero di apparecchiature istallate, diventato facile per tutti poterle usare alla meno peggio (ricordo a questo proposito le linee guida GISE con cui i cardiologi fanno a meno del TSRM in caso di angiografo digitale), aumentata la paura dei radiologi di perdere potere, dobbiamo ancora delegare a qualcuno la realizzazione di quanto descritto dal nostro profilo professionale?

La smetta dunque il gruppo dirigente di pensare a dirigenza e docenza per pochi eletti, venga invece nella periferia e ci faccia il piacere di risparmiarci quei patetici accordi firmati solo a Torino e Milano. Perché in periferia continuano a lavorare tanti TSRM che sono da anni “oltre” la 187/00, sarebbe ora di non farli rischiare più e dare loro la dignità di vedersi riconosciuto il ruolo che gli spetta, già in essere, in una sanità moderna che faccia fare il salto di qualità alla società tutta.

Né basta un accordo nazionale tra medici e TSRM per risolvere tutto. Non può esserci una soluzione valida per tutti perché le variabili locali sono così tante da rendere inapplicabile qualsiasi norma nazionale che non faccia riferimento ad un profilo professionale largo tanto da poterci mettere tutto quello che un TSRM con laurea oggi può e deve dare alla sanità: autonomia professionale nelle tecniche di radiologia medica, per immagini e radioterapia. Quello che viene chiesto non è la Luna (come pensa e ci dice il gruppo dirigente) ma è quello che già avviene da tempo nella realtà lavorativa.

Per cui, stiamo attenti a come il Comitato Centrale gestirà la pseudo riforma del profilo professionale (aiuto!).

Un vero progresso della professione parte da uno spazio di autonomia, tra l’altro già garantito (e inapplicato) dall’attuale profilo professionale 746/94, e mira ad arrivare a concordare tale spazio di autonomia con le direzioni sanitarie delle singole realtà. E non con i radiologi di turno o con gli infermieri dirigenti. Questa è la riforma del lavoro che mi sembra voi volete perseguire.

Paradossalmente, prima del profilo professionale, quello che era scritto era davvero quello che facevamo, oggi c’è una forte contraddizione tra profilo professionale con dlgs 187/00 da una parte, e organizzazione del lavoro dall’altra. Questa contraddizione genera quella condizione post-“ausiliario del radiologo” del TSRM di oggi.

Il gruppo dirigente è pronto a “bloccare l’Italia” come ha tuonato dal palco di Rimini il Sabatino del giorno dopo le elezioni nazionali, quando per vent’anni ad essere bloccata è stata proprio la professione?

La verità è che da una parte siamo in presenza di una classe dirigente (Comitato Centrale e Consiglio Nazionale) lontana dalla professione quotidiana e che quando non aspira alla propria carriera di dirigenza e docenza è contenta del proprio status quo, dall’altra parte di una base (i TSRM) che, se lavora è in gran parte dormiente e assai poco partecipativa, se non lavora (i TSRM disoccupati) è facilmente ricattabile e inesperta anche se molto motivata.

La Consulta TSRM ha l’indubbio merito di aver svegliato un po’ tutti noi:

  • ha svegliato i vertici dicendo loro che il “re è nudo” e che hanno sbagliato rinunciando alla rivendicazione della dignità professionale dei TSRM;
  • ha svegliato la base dando una speranza, un orgoglio ritrovato, dopo anni passati ad ingoiare tutto quello che veniva deciso dall’alto dal Comitato Centrale.

Concludo con un auspicio che spesso racconto ai miei giovani colleghi. Mi piacerebbe che il futuro professionale ci tolga per sempre quel camice nero che ancora qualcuno ci vuole costringere a indossare sotto quello bianco, nonostante il titolo di Dottore. Mi piacerebbe che la dignità e l’autonomia professionale espressa dal nostro profilo professionale venissero rivendicati dalla nostra categoria, per poter portare ancora memoria di quell’orgoglio e forte senso di appartenenza che io ho vissuto quando ero giovane.

Forse un rinnovato profilo professionale potrebbe non bastare, sarà necessaria una “riforma del lavoro” del TSRM. Riforma che spetta a noi fare, magari con il “martello”.

Per ora il “martello” per scuotere e poter ricostruire un nuovo TSRM, ce l’avete in mano solo voi della Consulta TSRM, sperando per questo che diventiate sempre più numerosi e forti.

Vi auguro buona fortuna.

Un collega nichilista.

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10 Risposte a “RIFLESSIONI DI UN TSRM CHE NON VUOLE PIÙ STARE ZITTO!”

  1. Condivido pienamente tutto quello che ha scritto il collega,specie quando scrive di come poter bloccare le radiologie applicando il dll 187/00 mi aspettavo che la Federazione si muovesse in questo senso.Purtroppo il vuoto, come mi manca Bordigoni.

  2. Come non condividere quanto scritto, soprattutto leggendola con 37 anni d’esperienza alle spalle, ed aver visto la mia “professione” vicinissima all’annullamneto.
    Per questo ho deciso di mettermi in gioco e cercare di cambiare le cose, ma anche dall’interno sembra di lottare contro i famosissimi mulini a vento.
    Abbiamo cercato di abbattere il muro della consuetudine ci siamo riusciti a Milano e non solo, ma il problema rimane, tutto è fermo!
    Si aspetta l’applicazione del comme 566?
    Bene gran mera aspettativa!
    Noi sappiamo chi siamo, ma resta difficile essere presi in considerazione.
    Forse perchè il nostro numero è irrisorio?
    Essere solo 27000 in Italia può essere un fattore negativo?
    Parrebbe di si!
    Se dobbiamo scendere a patti, con la numerosa categoria degli infermieri, possiamo dichiararlo anche apertamente smettendola di prenderci in giro.
    Nessuno di noi vuole fare il “conservatore”, ma le leggi italiane ci sono ed occorre farle rispettare.
    Anche la famosissima 187 enuncia che il “demandare” viene fatto in rispetto dei propri profili professionali.
    Ne consegue che forse ci dobbiamo domandare vogliamo continuare ad esistere oppure dobbiamo sparire non prima di aver regalato fior di migliaia di euro alle università per produrre altre miglia di disoccupati.
    La questione GISE, vi sembra una cosa di poco conto.
    Hanno modificato nel 2009 le loro Linee Guida, senza pensare di dare risposte esaustive alle nostre rimostranze, se ne sono fregati delle linee guide pubblicate nel 2010 dall’istituto Superiore di Sanità e, diciamolo pure, anche della 187.
    E noi stiamo qui ad aspettare l’ennesima promessa di pubblicare da ben 3 anni un “ravvedimento”.
    nel frattempo anche a livello regionale ci hanno buttato fuori dai gruppi multidisciplinari della radiologia complementare.
    Non ho grosse speranze, e credo vista la mia esperienza professionale ed ora anche a livello di consigliere che ci aspettano anni ancora più difficili se non tragici.

  3. Volendo mettere il carico da undici su quanto scritto dal Collega, basta leggere i nomi dei colleghi (alcuni non eletti, ma sempre presenti come il prezzemolo) sul Diario delle attività del Comitato centrale relativo al mese di
    Giugno 2015 (clicca su:
    http://www.tsrm.org/index.php/diario-delle-attivita-cc/)
    “Tutto cambia affinché nulla cambi”. Il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa
    Francesco

  4. Sono riflessioni interessanti quelle espresse dal Collega “nichilista”, alcune le condivido, altre un pò meno, ma questo fa parte del dibattito.
    Sono anch’io un “marinaio di lungo corso”, e come presumo, tutti gli “esperti”, mi immaginavo un futuro più qualificante per i TSRM, ora Dottori.
    Non penso sia un problema di numeri; gli infermieri, che sono molto di più, hanno le nostre stesse difficoltà a perseguire gli obiettivi che si sono preposti.
    Il problema è a mio avviso quello di una classe medica potente nei posti giusti, che non intende cedere su nulla, anche di fronte all’evidenza del : chi fa che cosa ! è probabile che la Fed. abbia le sue colpe, ma non ha tutte le colpe.
    La Consulta è un importante momento di riflessione e anche di “pressione”, ma non diamole connotazioni che non potrà mai avere, alla luce dell’attuale normativa.
    Un ultimo, garbato appunto …
    Qualsiasi idea, può essere importante ! lo è un po’ meno se non si conosce la mente.
    La prossima volta, Collega, metti anche la firma.

    Gigi Ferrari

  5. Gentile collega,
    utilizzo questo canale per esprimere il mio parere su quanto espresso finora, poiché anche io bonariamente definito nichilista, non molto tempo fa, da una persona molto vicina alla Federazione… mi sento dunque chiamato in “causa”.
    Anche se non ci conosciamo direttamente, secondo quella che ritengo essere una pessima abitudine scimmiottata alla “classe” medica, permettimi di darti del tu, se non altro perché suonerebbe davvero strano ai più se non lo facessi.
    La lettera del sedicente “nichilista” più che una lettera di un singolo, mi dà l’impressione di essere un pretesto di riflessione scritto a quattro o più mani da qualcuno che voglia invitare alla valutazione di argomenti anche piuttosto scabrosi.
    La lettera di un singolo, come da te giustamente rimarcato in coda alla tua, pretenderebbe la firma. Una lettera come questa, a mio modo di vedere, potrebbe invece vedere sotto le firme di moltissimi di noi, me compreso: ti confesso che in molti passaggi mi sono talvolta riconosciuto.
    Certamente non ne condivido tutti i punti e tutte le modalità di illustrazione dei vari temi trattati, ma altrettanto certamente essa esprime in modo chiaro, schematico e semplice (a prova di imbecille, potrei aggiungere) tematiche che stanno o dovrebbero stare a cuore di tutti noi professionisti Tecnici Di Radiologia Medica.
    Ecco perché, pur avendone notato l’assenza, non ho considerato così sostanziale l’assenza della firma in calce.
    Un secondo punto può riguardare l’affermazione secondo cui la Federazione abbia o non abbia TUTTE le colpe. Io non credo affatto che lo spirito di quanto affermato, in questa o in altre lettere, miri ad attribuire colpe a chicchessia sulla realtà esistente. Essa è frutto di evoluzioni, scelte, progetti o calcoli più o meno nobili, che spesso hanno radici antiche, e sarebbe inopportuno o quantomeno ingenuo il tentativo di attribuire la “responsabilità” di tutti i mali a QUESTA Federazione.
    Spesso questo viene fatto in politica, con i risultati che abbiamo tutti sotto gli occhi: si entra nel merito delle cose più futili e insulse, al puro scopo di denigrare, e si perdono costantemente di vista i VERI problemi e i veri temi che sarebbero meritevoli e sarebbe d’obbligo che fossero trattati nella discussione. Basta vedere un qualsiasi talk-show dei nostri tempi per fuggire disgustati dopo qualche minuto.
    Tuttavia, QUESTA è la Federazione alla quale, al momento, si pagano le quote, questa è quella che ora percepisce denaro e rimborsi, pagati da tutti i professionisti per svolgere il suo lavoro, questa è l’istituzione che al momento deve rispondere del SUO operato a tutti noi professionisti che abbiamo l’OBBLIGO (e spesso, non il desiderio) di sostenerla. L’operato di un Collegio, pur considerato “posto di potere”, si esplica molto spesso come forma di volontariato, e sarebbe assurdo pretendere che dia più di quanto esso può ed è istituzionalmente previsto.
    Credo che invece, per la Federazione, il discorso cambi un pochino: ad essa si può e si deve chiedere conto dei motivi che hanno portato a certe scelte, e se alcune di esse sono ritenute errate, e gliene si chiede conto, è dovere dell’Istituzione giustificare, argomentare e difendere il proprio operato. O (ma questo soltanto in mondo ideale, direi…) ammettere di avere sbagliato e impegnarsi a non rinnovare l’errore commesso. Ecco perché ritengo che l’affermazione che la Federazione “non ha tutte le colpe”, ancorché lapalissiana, sia un po’ fuorviante.
    Essa ha certamente le colpe di aver subordinato la sorte del nostro Gruppo Professionale ad una specie di lobby, che se da un lato apparentemente millanta di avere a cuore il malato e le sue esigenze, dall’altra lavora per difendere se stessa da un’evoluzione che presto la vedrà molto più in difficoltà di così. Ma non è questo il luogo per fare divinazioni o previsioni di futuro.
    Quel che conta è che molti di noi, nella propria realtà quotidiana, hanno ravvisato differenze enormi tra quella che vorrebbe esserci contrabbandata come norma ed il proprio operato. E questo è un problema che è rimasto aperto.
    Personalmente, uno dei punti che ha per fortuna favorito l’assoluzione degli imputati di Marlia e Barga, è uno di quelli che mi ha più avvilito, perché esprime che il reato contestato non sussiste in virtù della bassa dose erogata.
    Potrei andare ancora avanti, ma credo di avere annoiato abbastanza.
    Spero con questo mio, scritto di getto e quindi meritevole di un po’ di indulgenza, di averti dato una maggiore possibilità di “conoscere la mente”, come da te richiesto.
    Io non ho scritto quella lettera, ma come ti ho detto, e credo di potermi esprimere anche a nome di altri colleghi, potrei benissimo averlo fatto, per molte delle cose che in essa sono contenute.
    E’ necessario che ci si interroghi sul nostro operato di professionisti, sia sul nostro livello di competenza (la nostra Formazione è a tutt’oggi subordinata ad altri, e questo è in grado di determinare in modo forte il nostro livello di conoscenze, e ci determina caratterialmente, perché fornisce l’ imprinting…) sia sul nostro operato come professionisti sanitari.
    Il mondo va avanti, e molte (tutte?) le professioni sembrano essersene accorte, a parte la nostra.
    Tanto tempo fa, lessi uno scritto che mi piacque da subito, e si intitolava “Figlio”. Parlava, in sintesi, in modo poetico e garbato di come la nostra professione di TSRM fosse figlia della professione medico-radiologica.
    Bene, il figlio è cresciuto, ed è maggiorenne. E’ ora che cominci ad uscire di casa la sera con l’auto di papà, anche se essa può erogare più di 1 milliSievert.
    Un saluto cordiale a tutti.

    Mario Coriasco

  6. Gent.mo Mario,
    Gent.mi Colleghi,
    di colpe, credo, ne abbiamo tutti!
    La base è colpevole di non partecipare al dibattito, al rinnovo dei CCDD dei Collegi…È colpevole nella misura in cui non chiede conto delle scelte della “classe dirigente”. La “classe dirigente” È COLPEVOLE per la sua manifesta incompetenza nello scegliere gli interlocutori giusti, nel ricercare gli obiettivi giusti … È COLPEVOLE nel non condividere programmi, strategie con la base … È COLPEVOLE nel continuare ad affidarsi a uomini che hanno mostrato in tanti anni di non essere capaci/competenti … di scegliere i consulenti senza un bando/concorso e nel non assegnare loro obiettivi misurabili. È COLPEVOLE DAL MOMENTO IN CUI NON HA CHIESTO SCUSA AI COLLEGHI PER GLI OBIETTIVI NON RAGGIUNTI, PER GLI ERRORI COMMESSI, PER LA MANCANZA DI UMILTÀ NEL LASCIARE IL POSTO A CHI, PROBABILMENTE, È PIÙ COMPETENTE DI LORO.
    Mi auguro che sia solo COLPA e non DOLO!
    Francesco Sciacca

  7. Mi sembra che tutti i colleghi qui intervenuti siano più interessati e appassionati dalla professione, piuttosto che dalla contrapposizione tra Federazione e Consulta. Per cui, tentando una sintesi, è bene chiedersi dove si colloca la professione rispetto alle posizioni di Federazione e Consulta.
    Questa domanda è legittima solo se siamo convinti che la critica nei confronti della rappresentanza eletta (Comitato centrale e Consiglio Nazionale) non è un attacco all’unità dei TSRM, né è la causa di una frattura che indebolisce l’intero gruppo professionale. Se infatti pensiamo alle anacronistiche norme elettive di Ordini e Collegi, risalenti agli anni ’50, non è detto che esse siano capaci di favorire il concretizzarsi di una vera opposizione all’interno del Consiglio Nazionale. Non voglio dire che non c’è democrazia rappresentativa ma sostengo che, complice il disinteresse della stragrande maggioranza dei TSRM alla vita collegiale, è facile per molti mantenere a lungo posizioni di potere.
    In questi anni, dunque, grazie alla fluidità del web, la Consulta ha ospitato tutti coloro che non si riconoscevano rappresentati dall’attuale gruppo dirigente nazionale. Costituendo, di fatto, un’opposizione più dura di quella presente nel Consiglio Nazionale.

    La Federazione accusa la Consulta di spaccare il gruppo nel momento in cui è indispensabile rimanere uniti, la Consulta rivendica una politica di autonomia professionale avanti anni luce rispetto a quella della Federazione.
    La Federazione si sente legittimata dalla base, la Consulta dalla prassi lavorativa di ogni giorno.

    Qual è dunque la sintesi tra posizioni così diverse? Secondo me la soluzione è nell’applicazione letterale delle regole di democrazia e trasparenza. Che significa: sulle questioni serie decide il Consiglio Nazionale previo consenso delle assemblee collegiali, e non si spende un euro senza trasparenza assoluta.

    Sulla trasparenza amministrativa il discorso è facile: voglio sapere quanti consulenti paghiamo, per quali obiettivi e per quali risultati. Sulla democrazia, riporto un esempio per tutti: il Consiglio nazionale-assemblea straordinario di Lucca del 29.10.2013, nella mozione conclusiva riportava:
    “ in assenza di una risposta tempestiva e risolutiva da parte delle Istituzioni, registrata la disponibilità dei Presidenti e dei Consigli Direttivi dei Collegi professionali, oltre che dei loro iscritti, in accordo con le OO.SS., si condivide la determinata volontà di intraprendere iniziative finalizzate a rendere massimamente evidenti le incongruenze e le ipocrisie del sistema, anche uscendo dalla consuetudine organizzativa nel tempo consolidatasi in tutto il territorio nazionale”.
    Ebbene, mi risulta che tale disponibilità degli iscritti su una questione così importante, dalla quale nacque il famigerato Accordo del 17.12.2013, non è stata mai né chiesta, né data.

    La Consulta è nata così, pertanto mi sento onorato di farne parte.

    Antonio Alemanno- Presidente Collegio TSRM Foggia

  8. mah……
    secondo me è inutile scrivere, parlare, disperarsi ne tanto meno infuriarsi se la nostra figura viene sempre più messa all’angolo quando, si comincia ad abbandonare la “lotta” già dalla base, per quanto riguarda il riconoscimento del professionista.
    Sto parlando del riconoscimento del rischio di esposizione.
    Io come tanti altri colleghi in tutta italia ci siamo visti recapitare un documento su cui c’era scritto che, visto lo storico che indica una esposizione pari a zero, da “oggi” (parlando di quel tempo) siamo considerati lavoratori NON ESPOSTI.

    COSA???????

    Un Tecnico di radiologia che lavora in una ZONA CONTROLLATA è un lavoratore non esposto?
    A me sembra un po strano dato che un rischio di esposizione, seppur remoto, c’è.

    Per farla breve dal mio collegio mi sono sentito quasi insultato perché la sintesi è stata: se lavori dietro al vetro non prendi raggi quindi, non puoi pretendere;
    Mi sono rivolto alla consulta e mi sono sentito dir: vedi col tuo collegio;
    Alla federazione neanche mi rivolgo….

    A questo punto se accettiamo di essere considerati lavoratori alla pari di tutti gli altri rinunciando anche al “titolo” che fino ad ora ci ha contraddistinto e quindi ammettendo in un certo qual modo che chiunque possa entrare e fare il mio lavoro, possiamo abbandonare tutto subito e andare a “raddrizzare banane”……

    Saluti

    Luca De Marco

  9. Buonasera.
    Da tempo avevo deciso che non avrei più scritto perché ormai, secondo me, non ci sono più speranze. La Professione, per come molti di noi l’hanno vissuta e soprattutto immaginata nel futuro, è morta e sepolta.
    E lo è per una serie quasi infinita di motivi. I Radiologi italiani vivono in una sorta di “bolla”, ignari di quanto sta accadendo nel resto del mondo, dove i Tecnici hanno un livello di autonomia per noi inimmaginabile e stanno perseguendo una politica miope di sopraffazione nei nostri confronti, senza accorgersi che gli altri specialisti (tutti!) gli stanno scavando la terra da sotto i piedi. Gli infermieri, grazie ad una politica apparentemente suicida della nostra Federazione, ci stanno soffocando in un abbraccio che si rivelerà, per noi, mortale. A questo proposito, anche in merito all’affermazione di qualcuno che siamo in tempi di “spending review”, ricordo quando si diceva che la presenza contemporanea di due professionisti, ad esempio in Emodinamica, non sarebbe stata a lungo tollerata economicamente. E allora perché non acquisire noi competenze infermieristiche per far si di rimanere noi e “cacciare” fuori gli Infermieri? Ma secondo voi, con la potenza che hanno, gli Infermieri si faranno escludere? Vedrete con il recepimento della nuova Direttiva EURATOM, chi è che sarà cacciato via, e non solo dalle Emodinamiche!
    Altro errore: perché, come ha sempre detto Minonzio, abbiamo dovuto legare la nostra Professione alla Facoltà di Medicina, sapendo che saremmo stati sempre in posizione di inferiorità? D’altro canto lo ha anche scritto il Presidente della Federazione che loro studiano molto più di noi e che perciò è giusto che siano loro ad essere gli “unici” titolari dell’atto radiologico.
    Perché poi a dirigere le nostre Scuole, Universitarie o meno, deve essere un medico e non, come da sempre avviene ad esempio in UK, un Tecnico di Radiologia?
    Perché in Italia non si è riusciti a fare applicare la Direttiva EURATOM 97/43 (187/2000) che così è diventata la madre di tutti i nostri mali? Sicuramente per far piacere ai signori Radiologi, perché altro motivo, francamente, non lo vedo. Però, qui mi sorge una domanda un po’ cattivella: in cambio di cosa?
    Potrei continuare ancora ma temo, oltre che di farmi venire un coccolone dalla rabbia, di tediarvi troppo.
    Solo un ultimo commento. I giapponesi ne avevano a disposizione molti di Kamikaze, ma la guerra l’hanno persa malamente!
    Rassegnati e pessimisti saluti.
    Gian Mario Cortissone

    ps: concordo pienamente con chi non condivide assolutamente la scelta di rimanere anonimi!!

  10. DAL 1977 sono TSRM e costretto a pagare la più inutile iscrizione al collegio professionale non avendo mai avuto alcuna possibilità di lavorare con indipendenza professionale ,questa è una delle migliaia di associazioni istituite negli ultimi 40 anni dai politici per spillare soldi ai cittadini,creare posti per burocrati,filtrare le esigenze dei cittadini,dare l’illusione della partecipazione democratica,creare lavoro sulla totale inefficenza politico-burocratico-amministrativa del paese(forse è questa la vera linea politica in Italia da 40 anni).Ho 40 anni di lavoro spero di arrivare vivo alla pensione per andarmela a godere in un altro paese

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