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Riflessioni e commenti: Ma qual’è la vera differenza tra Federazione e Consulta? E soprattutto, come questa differenza potrà incidere sul futuro della Professione?

Ma qual’è la vera differenza tra Federazione e Consulta? E soprattutto, come questa differenza potrà incidere sul futuro della Professione?
Su queste domande mi piacerebbe continuare la discussione con gli appassionati colleghi qui intervenuti.

Provo a darne una breve lettura dal punto di vista “storico”.

Per quasi mezzo secolo, Collegi e Federazione anziché essere legittimati democraticamente dai TSRM sono stati garantiti da Equitalia! Mi spiego meglio per evitare ulteriori querele nei mie confronti: senza l’obbligo di iscrizione onerosa all’albo, oggi non ci sarebbero a disposizione di Collegi+Federazione ben due milioni di euro l’anno. Inoltre i rispettivi gruppi dirigenti non avrebbero il potere personale che hanno.
Tuttavia, mentre si possono obbligare 28.000 TSRM a pagare la quota annuale, non si può pretendere allo stesso modo la loro partecipazione attiva alla vita politica e deontologica in questi “enti pubblici non economici” (ma che invece economici lo sono eccome).
Di conseguenza, tutti paghiamo la quota annua, pochi partecipano attivamente, pochissimi rivestono indisturbati -da anni e anni- il potere di rappresentanza.
La Consulta, invece, nasce da premesse completamente opposte: grazie alla potenza dei nuovi media, intorno a un’idea lanciata da Sellitti si aggregano volontariamente, gratuitamente, generosamente diversi TSRM. Non è Equitalia a fare stare insieme le persone ma la contrarietà al documento firmato dalla Federazione in cui “viene riconosciuto al medico specialista radiologo la titolarità della decisione finale (l’ultima parola) sulla tecnica radiologica da porre in essere (come condurre una radiografia, proiezione, distanza fuoco-detettore, …), sull’ottimizzazione dell’indagine (quale dose erogare e come dobbiamo diaframmare, …), su quale apparecchiatura, sala e tecnica dobbiamo scegliere per eseguire una radiografia, ……, ESATTAMENTE IL CONTRARIO DI QUANTO È SCRITTO NEL NOSTRO PROFILO PROFESSIONALE”.

A differenza di quanto sostiene Enrico Wirz quando dice che il suddetto documento del 2013 “è stato compreso male dalla maggior parte di noi”, io ritengo invece che quell’accordo è stato l’atto propedeutico a tutto quello che abbiamo subito dopo: linee guida, attuale opposizione del Ministero alla corretta traduzione della Direttiva europea…e forse al prossimo decreto legislativo che sostituirà il 187/00!

Ma tornando alla cornice storica, per tutto il 2014, Federazione e Consulta, hanno vissuto una pace armata. A tal proposito, fa benissimo l’amico Francesco Sciacca a ricordarci le “missive vergate” by Sabatino + Brancato verso Sellitti. Sono a disposizione di tutti su questo sito. A rileggerle oggi, vengono i brividi !
Lo scontro è sempre lo stesso: da una parte la rappresentanza (Federazione, Collegi…Equitalia) e dall’altra il progetto di massima autonomia professionale, senza “se” e senza “ma”, perseguito dalla Consulta.

Nel 2015, le idee della Consulta, spesso derubricate come “questioni personali” soprattutto da coloro che non si sono mai presi la briga di analizzare i documenti a disposizione, giungono all’interno del Consiglio Nazionale perché il sottoscritto è contemporaneamente nella Consulta e presidente di collegio.

Il resto della storia la conoscete, sempre se avete voglia di farvi un’idea con la propria testa…ad iniziare dall’ultima questione posta da Sciacca: quanti sono i Collegi italiani fuorilegge e perché la Federazione non censura?

Ah…dimenticavo. Il futuro a breve termine? La Consulta ha chiesto un confronto con la Federazione. all’orizzonte c’è un Ministero che non vuole correggere la Direttiva europea.
Se ci rifilano un nuovo D.Lgs 187, che faremo? Occorre trovare una sintesi tra “rappresentanza” e “progetto”. La Consulta non credo si fermerà.

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