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Considerazioni sull’ inoccupazione dei TSRM: Al Comitato centrale Federazione Nazionale Collegi Professionali TSRM

Comunicazione di Matteo Pio Natale: Considerazioni sull’inoccupazione dei TSRM a cura e firmato da Antonio Alemanno (presidente del collegio TSRM di Foggia) e da Matteo Pio Natale. Su invito della Federazione che affronterà l’argomento in oggetto nel prossimo consiglio nazionale, abbiamo analizzato l’evoluzione del problema negli ultimi anni. Volevo ricordare che siamo stati i primi a dimostrare la violazione della famosa norma all’art.6 ter D. lgs. 229/99, e a spiegarla ai vertici della Federazione in un incontro col Ministero tenutosi nel lontano 2012. Le nostre analisi e i nostri allarmismi lasciarono stupiti e basiti. Ora, per fortuna, la consapevolezza acquisita sul tema e il lavoro in sinergia della Federazione e di tutti coloro che hanno firmato l’atto notizia ha portato i primi risultati ( minimo storico nei posti messi a bando per il 2015/16). Qui di seguito tutti i dettagli.

Considerazioni sull’ inoccupazione dei TSRM
Al Comitato centrale Federazione Nazionale Collegi Professionali TSRM
Gent.mi,
grazie per l’invito a collaborare su un tema che ci sta così a cuore.
Tra le 22 professioni sanitarie, la nostra professione è quella che ha perso più punti percentuali nell’indicatore “occupati ad 1 anno dalla laurea”, precipitando dal 93% del 2007 al 38% del 2013.
I sottoscritti sono stati i primi a dimostrare, anche in un incontro col Ministero tenutosi a maggio del 2012, come la norma all’art.6 ter D. lgs. 229/99, allora sconosciuta ai più, è stata sistematicamente violata negli anni anche dalla stessa categoria (Collegi e Federazione). Tuttavia, il risultato ottenuto nella programmazione 2015/2016 e la richiesta di questo nostro contributo, dimostra tutta la forza di un gruppo dirigente che ha oramai consapevolezza del problema inoccupazione e si interroga in cerca di soluzioni.
Iniziamo quindi ad illustrare quali sono i fattori che devono orientare la programmazione annuale (o al massimo triennale), affinché essa sia:
1) oggettiva e non soggettiva.
Dove per “soggettiva” intendiamo l’insieme di valutazioni lasciate prendere esclusivamente ai presidenti di Collegio o Coordinamenti regionali. Se da un parte, infatti, essi risultano essere i più informati sul fabbisogno formativo del rispettivo territorio, dall’altra bisogna evidenziare che immotivati esuberi formativi in alcune regioni hanno risvolti negativi sull’intero gruppo professionale;
2) funzionale alla professione e non all’università.
La Federazione deve privilegiare gli interessi degli inoccupati e non quello delle università o di eventuali coordinatori e presidenti di CdL, per i quali sembra tanto facile aprire una nuova sede quanto impossibile sopprimere un’altra.
Entrando nello specifico del punto 1), il fabbisogno formativo (Fabbisogno) deve essere il risultato numerico della seguente relazione aritmetica:
Fabbisogno = fabbisogno reale – (occupati – pensionandi + inoccupati + studenti)
Dove:
– al minuendo troviamo il fabbisogno reale che è inteso come il numero di TSRM necessario a coprire tutti i posti di lavoro realmente occupabili, facendo attenzione ad essere realisti e non idealisti. Nella fattispecie occorre considerare gli scenari reali dell’occupazione, con le criticità dovute a vincoli finanziari e non con le ipotesi –mai realizzate- di sviluppo della professione.
Credeteci! Il giorno in cui come categoria riusciremo a raggiungere un solo traguardo capace di aumentare l’occupazione, sarà facilissimo aprire nuovamente corsi a destra e manca. Ma fino a quel giorno, ogni battaglia persa in termini di progresso occupazionale/professionale sarà fatta pagare agli inoccupati e non al gruppo dirigente.
Così è stato nel 2012, quando si parlava di radiologia domiciliare e teleradiologia, ecografia e ruolo del TSRM nella radioprotezione. Così è stato dal 2013 ad oggi, in cui siamo ancora in attesa di un ampliamento delle competenze le cui ricadute occupazionali ci sono ignote.
– al sottraendo abbiamo il numero dei TSRM occupati (occupati), al quale occorre sottrarre i colleghi in età pensionabile tra 1-3 anni (pensionandi), gli inoccupati (inoccupati) e gli studenti in formazione (studenti). Con lo sviluppo della piattaforma
Data-Key, questi dati dovrebbero essere disponibili a prescindere della collaborazione dei singoli collegi.
Se dunque, anno per anno, il fabbisogno reale coincide con gli occupati (perché la professione non trova altri spazi occupazionali), gli inoccupati e gli studenti in formazione non devono superare il numero dei pensionandi! E’ qui che la Riforma Fornero ha peggiorato la situazione: bloccando il turn-over, ha peggiorato l’inoccupazione. Ma oggi la Federazione deve sapere ex-ante a quanto ammonta il turn-over ipotizzato per l’anno o triennio seguente: tale dato è determinante e sarebbe opportuno che fosse ripartito per regione. Inoltre, il turn-over ipotizzato deve essere calcolato in percentuale sul numero degli occupati, e non sul totale dei TSRM iscritti ai collegi.
Rispetto al punto 2), il noto grafico è esplicativo di un risultato lento ma efficace ottenuto da tutta la categoria. Ora il risultato andrebbe consolidato.
In otto anni, la differenza tra i posti messi a bando nelle università e quelli definiti dalla categoria è di circa 2500 unità. Purtroppo, fino al 2018, saranno immessi sul mercato altri 1000 inoccupati in più (considerando un turn-over di 700 persone/anno). Dal 2019 in poi, il sistema dovrebbe tendere finalmente all’equilibrio.
A tal proposito, la nostra richiesta è di mantenere per i prossimi anni 5 anni una programmazione annua di massimo 700 posti, continuando a vigilare affinché il Ministero non torni ad aumentare i posti nelle università. Questa operazione non è scontata perché il sistema universitario pur di mantenere il potere consolidato attraverso le numerose università, ha mantenuto quasi lo stesso numero di sedi (da 40 a 38), nonostante abbia ridotto il potenziale formativo per il prossimo anno del 20 % ! Questo aspetto, sommato ad un numero di corsi con un numero di posti minore-uguale a 15 unità, rende il sistema universitario economicamente inefficiente. Pertanto, occorre evitare che in futuro l’università o il Ministero cerchi di colmare tale inefficienza tornando ad aumentare i posti per la nostra categoria.
In ultima analisi bisogna sottolineare la situazione “concorsuale”. Negli ultimi due anni le procedure effettivamente espletate fino alla pubblicazione di una graduatoria sono state molto poche. Ciononostante le domande pervenute in media negli ultimi bandi di concorso o avviso pubblico sono inferiori a quelle relative a bandi del 2012. Questo è un dato importante che evidenzia come da un lato ci sia poca fiducia nelle procedure pubbliche e a volte negli stessi partecipanti, e dall’altro ci sia sconforto e rassegnazione. A questo va aggiunto il fattore economico e quindi i costi (non trascurabili) che un concorso pubblico comporta ad un candidato senza lavoro e che non tutti possono sostenere.
Concludiamo il nostro contributo con la consapevolezza e rammarico di aver fatto un intervento privo di proposte concrete rivolte ad aumentare l’occupazione, ma a breve termine non vediamo soluzioni in tal senso.
Cordiali saluti.
Foggia, 14/07/2015
f.to
Antonio Alemanno
Matteo Pio Natale

per leggere l’articolo originale con le tabelle clicca il seguente link: Considerazioni inoccupazione TSRM 14-07-2015

Una risposta a “Considerazioni sull’ inoccupazione dei TSRM: Al Comitato centrale Federazione Nazionale Collegi Professionali TSRM”

  1. Articolo interessante.
    I vostri calcoli e le vostre considerazioni rispecchiano ciò che sta accadendo e fanno aprire ancor più gli occhi su una situazione non semplice.
    Ho 24 anni e sono laureata dal novembre 2014. Dopo più di 8 mesi dalla laurea sono attualmente disoccupata. Ho provato a cercare occupazione anche nel privato in diverse regioni d’Italia, ma il mio curriculum è stato archiviato senza neanche aver ricevuto una risposta, positiva o negativa.
    A breve affronterò un concorso (al quale mi son iscritta a febbraio) assieme ad altri 555 partecipanti per la copertura di 3 posti i quali, diciamolo chiaro, molto probabilmente saranno già assegnati a chi ha le conoscenze giuste. Triste, ma vero. E non sarebbe neanche l’unico caso.
    C’è rabbia, frustrazione, delusione in giro per chi, come me, sta ancora “a spasso” dopo aver ottenuto il titolo con impegno.
    Continuare a studiare per poter rientrare in una graduatoria concorsuale è l’unica cosa che si può fare, ma sfido chiunque a continuare a farlo senza avere comunque una sicurezza e soprattutto senza una stabilità economica.
    Penso che la mia situazione sia una delle tante, ma come una delle tante sono stanca di non ricevere risposte, stanca di non trovare il lavoro per il quale ho studiato e sudato per tre anni.
    Mi auguro che qualcosa possa cambiare davvero, se non ora, almeno per chi spera di avere un futuro in questo campo nei prossimi anni.
    Mi auguro davvero che ci sia un cambiamento da parte delle università e degli enti tutti che prendono parte a questa situazione.
    Cordiali saluti.

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